Cosa si intende per licenziamento collettivo?

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Cosa si intende per licenziamento collettivo?

Cosa si intende per licenziamento collettivo?

 

Nel mio lavoro di consulente del lavoro a Napoli e Milano, mi trovo spesso di fronte a situazioni spinose in cui dover mediare tra aziende e dipendenti o in cui vengo chiamato come consulente da una delle due parti in causa.

 

Il licenziamento collettivo è una di queste situazioni. In questo articolo del mio blog dedicato alla consulenza del lavoro, cercherò di affrontare questo delicato argomento in modo semplice ma dettagliato.

 

Cosa si intende per licenziamento collettivo?

 

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Si tratta di un procedimento che il datore di lavoro può mettere in atto solo in determinate situazioni, sempre nel rispetto delle leggi vigenti.

 

Ad esempio, questo procedimento può essere fatto solo in aziende con più di 15 dipendenti che decidono di licenziare 5 o più dipendenti in un periodo di tempo di 120 giorni.

 

Si può essere licenziati singolarmente o collettivamente anche nel caso in cui si è assunti a tempo indeterminato, purché sussistano determinate cause che vadano a giustificare il licenziamento.

 

Nel caso del licenziamento collettivo, il datore di lavoro è ovviamente tenuto a rispettare un maggior numero di vincoli. Questa scelta, infatti, può comportare problemi economici per diversi nuclei familiari ed è quindi maggiormente tutelata dallo stato italiano.

 

Quali sono le motivazioni che possono consentire a un’azienda con più di 15 dipendenti di licenziare in modo collettivo o singolarmente?

 

Un dipendente a tempo indeterminato o determinato può, in linea di massima, essere licenziato per i seguenti motivi:

 

  • giusta causa: se mette in atto comportamenti molto gravi che rendono impossibile proseguire nel rapporto lavorativo anche per un solo giorno. In tal caso, non è necessario un periodo di preavviso.
  • giustificato motivo oggettivo: si tratta di motivi aziendali che non sono assolutamente legati alla condotta del singolo lavoratore. Quando l’azienda si trova in grave difficoltà economica e ha la necessità di riorganizzare le proprie attività produttive, può decidere di ridurre il personale.
  • giustificato motivo soggettivo: quando la condotta del lavoratore è grave ma non quanto nel caso della giusta causa. In questa situazione, l’azienda è tenuta a rispettare il periodo di preavviso stabilito dal contratto nazionale di riferimento.

Il licenziamento collettivo, che presenta spesso dinamiche simili a quelle del licenziamento di un singolo lavoratore, si verifica quando un’impresa decide di licenziare almeno 5 dipendenti in un periodo di 120 giorni.

In questo caso, l’azienda deve rispettare regole più restrittive. Lo stato ha il dovere di prendere provvedimenti in queste eventualità, per tutelare i nuclei interessati da una situazione molto delicata.

 

 

 

Cosa spetta al lavoratore in caso di licenziamento collettivo?

 

I lavoratori interessati a un procedimento di licenziamento collettivo vengono inseriti nelle cosiddette “liste di mobilità” presso i Centri dell’impiego.

 

Nel caso in cui l’azienda presso cui lavoravano dovesse avere nuovamente bisogno di personale, dovrà dare diritto di precedenza agli ex dipendenti se ancora inoccupati.

 

I lavoratori iscritti alle liste di mobilità come ex dipendenti di aziende con più di 15 dipendenti hanno, inoltre, diritto all’indennità di mobilità. Si tratta di un aiuto riservato ai lavoratori con almeno 12 mesi di anzianità lavorativa presso l’azienda.

 

Tale indennità viene percepita per un numero massimo di 12 mesi che possono essere prolungati per ulteriori 12 per i lavoratori con più di 40 anni di età e fino a 36 mesi complessivi per chi ha superato i 50.

 

 

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I lavoratori licenziati da aziende con meno di 15 dipendenti non hanno diritto a questa indennità, ma possono accedere alla NASPI.

 

La NASPI è differente dall’indennità di mobilità e non è cumulabile o erogabile contemporaneamente all’indennità di mobilità.

 

I lavoratori che hanno perso il posto di lavoro in seguito a un licenziamento collettivo hanno diritto alla mobilità; quelli licenziati da piccole aziende (meno di 15 dipendenti) possono iscriversi alle liste di mobilità ma non avranno diritto all’indennità. Per gli ex dipendenti di aziende di piccole dimensioni è prevista la disoccupazione NASPI.

 

Indennità di mobilità e disoccupazione NASPI non sono la stessa cosa. E non sono cumulabili, quindi si può avere o l’una o l’altra. Hanno diritto alla mobilità i lavoratori colpiti da licenziamento collettivo (quindi nelle aziende con più di 15 dipendenti).

 

Se il lavoratore ha diritto a entrambe, può scegliere tra le due in base all’opzione economicamente più vantaggiosa.

 

Un lavoratore licenziato ha diritto a percepire una buonuscita?

 

La buonuscita è un importo pari al 6,91% di ogni reddito annuo percepito.

 

In quali casi si ha diritto alla buonuscita?

  • se si aveva un contratto a tempo determinato dopo il 31/12/2000
  • se si aveva un contratto a tempo indeterminato entro il 3/12/2000 e si aderiva a un fondo di previdenza complementare
  • se si aveva un contratto a tempo indeterminato dopo il 30/05/2000 e tale contratto è proseguito per almeno 15 giorni consecutivi

Consulente del lavoro Napoli: un valido aiuto per aziende e lavoratori

 

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Come consulente del lavoro Napoli e Milano mi trovo spesso a essere contattato da aziende e dipendenti per risolvere questioni delicate come licenziamenti, stesura contratti e vertenze di lavoro.

 

Da sempre credo nel potere della mediazione e cerco di aiutare chi mi contatta per una consulenza senza favorire condotte poco chiare e poco rispettose di un mondo così complesso come quello del lavoro.

 

Continuate a seguire il mio blog e i miei profili social per essere aggiornati su tutte le news sul mondo del lavoro e per chiarimenti e approfondimenti su tutte le dinamiche che riguardano il rapporto tra aziende e dipendenti.